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Chi siamo

La Corte dei conti europea promuove un’Unione europea trasparente e responsabile

Quale cittadina/o europea/o, lei può contare sull’aiuto della Corte.

La Corte dei conti europea fornisce i fatti e le cifre necessari per valutare se la normativa, i programmi e le politiche dell’UE funzionino veramente, anche nel suo paese.

Controllo dei risultati prodotti dall’UE

In qualità di revisore esterno dell’UE, la Corte è l’unica istituzione dell’UE che svolge un esame indipendente di quanto avviene sul terreno nell’Unione nel suo insieme, nei singoli Stati membri e in paesi terzi. Quando la Corte esamina e valuta le politiche ed i programmi dell’UE, si pone tre domande:

  • Cosa si voleva raggiungere?
  • Tali obiettivi sono stati raggiunti?
  • Sono stati raggiunti utilizzando al meglio le risorse a disposizione?

Le relazioni di audit e le analisi indipendenti della Corte offrono preziosi insegnamenti e aiutano a individuare le migliori pratiche a tutti i livelli.

La Corte fornisce anche una valutazione obiettiva dell’impiego legittimo e regolare dei fondi dell’UE e promuove la sana gestione finanziaria, la trasparenza ed una valida rendicontabilità. Inoltre, esprime pareri su proposte di attivi normativi, che possono essere di valido aiuto durante il processo legislativo.

Ulteriori informazioni sulla Corte dei conti europea

Chi siamo

La Corte dei conti europea (di seguito: “la Corte”) è il revisore esterno indipendente dell’Unione europea. Istituita nel 1977, è una delle sette istituzioni dell’UE. Ha sede a Lussemburgo e conta un organico di circa 900 persone, di tutte le nazionalità dell’Unione, che svolgono attività di audit, di supporto o amministrative. La Corte dei conti europea è un organo collegiale composto da 27 Membri, uno per ogni Stato membro dell’UE.

Che cosa facciamo

Gli auditor della Corte controllano che l’UE tenga la propria contabilità in modo appropriato e che applichi correttamente le regole finanziarie dell’Unione. Controllano inoltre che le politiche e i programmi dell’UE raggiungano gli obiettivi perseguiti e conseguano un buon rapporto costi-benefici.

Il lavoro della Corte contribuisce a migliorare la gestione finanziaria dell’UE e a promuovere la trasparenza e il rispetto dell’obbligo di rendiconto. La Corte segnala i possibili rischi, fornisce garanzie, evidenzia carenze e successi e offre orientamenti ai responsabili delle politiche e ai legislatori dell’UE.

Presenta osservazioni e raccomandazioni al Parlamento europeo, al Consiglio dell’Unione europea, ai governi e ai parlamenti nazionali, nonché al grande pubblico.

Il programma di lavoro della Corte

La Corte seleziona i propri compiti di audit in modo indipendente basandosi su una valutazione dei principali rischi per l’attuazione delle politiche e della spesa dell’UE. Al momento di decidere il programma di lavoro, tiene conto anche del potenziale interesse pubblico per il suo operato e del probabile impatto di quest’ultimo.

Durante il processo di selezione, viene tenuto conto dei suggerimenti espressi da altre istituzioni e, in particolare, dal Parlamento europeo. Ogni anno, la Corte si rivolge a tutte le commissioni del Parlamento europeo chiedendo proposte e idee. La Conferenza dei presidenti di commissione del Parlamento inoltra tali contributi alla Corte.

La vasta gamma di tematiche trattate nei lavori di audit consente alla Corte di fornire relazioni indipendenti, oggettive e basate su dati concreti, concernenti questioni cruciali per il futuro dell’UE. La Corte evidenzia ciò che funziona bene e richiama l’attenzione su ciò che deve essere migliorato. In questo modo, contribuisce a consolidare la legittimità democratica e la sostenibilità dell’Unione europea.

Discarico del bilancio dell’UE

Il lavoro della Corte fornisce una base essenziale per il discarico annuale, la procedura con cui il Parlamento, basandosi su una raccomandazione del Consiglio, decide se la Commissione abbia eseguito il bilancio dell’esercizio precedente in modo soddisfacente. La decisione del Parlamento europeo di concedere il discarico porta alla chiusura formale dei conti della Commissione per un dato esercizio.

Al momento di decidere se concedere, posticipare o rifiutare il discarico, il Parlamento europeo prende in considerazione le relazioni integrate della Commissione in materia finanziaria e di responsabilità, oltre alla relazione annuale della Corte e ad eventuali relazioni speciali pertinenti.

Durante le audizioni pubbliche sul discarico, i commissari competenti rispondono alle domande della commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento europeo (CONT).

Lo scopo del lavoro della Corte

La Corte presenta le proprie constatazioni alle commissioni e alle delegazioni del Parlamento europeo e, in particolare, alla commissione CONT. Si tratta di un’opportunità per discutere le constatazioni e le raccomandazioni formulate con il Parlamento alla presenza della Commissione o di altre entità controllate. La Corte presenta inoltre i risultati del proprio lavoro direttamente al Consiglio. I Membri tornano regolarmente nei rispettivi paesi per presentare le pubblicazioni della Corte ai parlamenti e ad altre autorità nazionali.

Le relazioni della Corte individuano carenze e buone pratiche nel valutare come le politiche e i programmi dell’UE sono concepiti e attuati sul campo. Ove necessario, la Corte raccomanda cambiamenti. La Commissione, il Parlamento, il Consiglio e le autorità nazionali e regionali negli Stati membri possono servirsi del lavoro della Corte per apportare miglioramenti, tramite, ad esempio, modifiche alla normativa o ai regolamenti, migliori orientamenti o un nuovo approccio alla realizzazione di politiche o programmi. Nel tempo, il 90 % delle raccomandazioni della Corte è accettato integralmente o in parte, mentre viene rifiutato meno del 5 %.

Gli audit della Corte

Controlli di gestione

I controlli di gestione riguardano l’efficacia, l’efficienza e l’economicità delle politiche e dei programmi dell’UE ed esaminano se i princìpi della sana gestione finanziaria siano stati applicati alle entrate e alle spese dell’UE. Tali controlli prendono in esame una vasta gamma di tematiche, ma si concentrano soprattutto sull’uso sostenibile delle risorse naturali, la crescita e l’inclusione, la migrazione, la sicurezza e lo sviluppo globale, il mercato unico nonché su un’UE efficiente che renda conto del proprio operato. I risultati dei controlli di gestione della Corte vengono pubblicati in relazioni speciali.

Al momento di eseguire un controllo della performance, la Corte verifica vari aspetti del processo di intervento pubblico, tra cui le risorse (risorse finanziarie, umane, materiali, organizzative o normative necessarie per l’attuazione del programma), le realizzazioni (ossia i conseguimenti tangibili del programma), i risultati (gli effetti immediati del programma sui diretti destinatari o beneficiari) e l’impatto (ovvero i cambiamenti attesi a lungo termine nella società attribuibili all’intervento dell’UE).

Fasi del processo di audit

I controlli di gestione effettuati dalla Corte sono spesso complessi, hanno carattere tecnico e richiedono risorse significative. Il processo di audit prevede le seguenti tappe principali:

  • la programmazione pluriennale e annuale: in base ad analisi dei rischi e delle politiche si determinano le priorità di audit e si selezionano i compiti di audit di conseguenza. Ciò include la valutazione della fattibilità di una proposta di compito di audit e del suo probabile impatto. Ogni anno, la Corte intraprende dai 35 ai 45 controlli di gestione.
  • il piano d’indagine: si stabiliscono le tappe di audit dettagliate per fare in modo che il processo sia efficiente ed efficace, si definiscono l’estensione e l’approccio specifici dell’audit, si pianificano le risorse e i target intermedi.
  • il lavoro di audit sul campo: si ottengono elementi probatori di audit in loco direttamente da istituzioni, agenzie e organismi decentrati dell’UE, da autorità nazionali e regionali negli Stati membri e da altri destinatari dei fondi UE.
  • la procedura di verifica delle constatazioni preliminari con l’entità controllata: si verificano i fatti con l’entità sottoposta ad audit e si conferma la qualità delle constatazioni.
  • la presentazione delle risultanze: viene redatta una relazione che espone le constatazioni di audit e le raccomandazioni, insieme alla risposta dell’ente controllato. Tutte le relazioni della Corte sono accessibili al pubblico.
  • il follow-up: dopo tre anni, si verifica in che misura sono state attuate le raccomandazioni.

Audit ai fini della dichiarazione di affidabilità

La dichiarazione di affidabilità è un esercizio annuale di audit finanziario e di conformità nel quale la Corte espleta un audit sull’affidabilità dei conti dell’UE e sulla regolarità delle operazioni che ne sono alla base. Le risultanze e le conclusioni sono pubblicate nelle relazioni annuali. La Corte esamina inoltre i sistemi di supervisione e di controllo per determinare se le entrate riscosse e i pagamenti effettuati durante l’esercizio finanziario rispettino i quadri giuridico e normativo in vigore.

Una verifica dettagliata di un campione rappresentativo formato da varie centinaia di operazioni viene eseguita su tutti i regimi di spesa e in tutti gli Stati membri e viene usata per fornire valutazioni specifiche dei diversi settori di bilancio dell’UE.

Su questa base, la Corte stima anche un tasso di errore per l’insieme del bilancio dell’UE e per le valutazioni specifiche, purché i campioni estratti per ogni settore di spesa siano sufficientemente grandi. Tali tassi di errore, calcolati usando metodi statistici, indicano la probabilità di spese irregolari e non sono intesi costituire stime puntuali. Infine, il tasso di errore stimato per le spese irregolari non dovrebbe essere equiparato alla frode.

Criteri/Norme di riferimento

La Corte espleta i propri audit in base ai princìpi internazionali di audit (ISSAI) emanati dall’organizzazione internazionale delle istituzioni superiori di controllo (INTOSAI). I princìpi e i dettagli dell’approccio di audit della Corte sono stabiliti in una serie di manuali, norme e orientamenti che applicano le norme internazionali allo specifico contesto di audit dell’UE. Essi aiutano gli auditor a svolgere un lavoro professionale e di alta qualità, nonché ad operare in modo efficiente ed efficace.

Le nostre pubblicazioni

Relazioni di audit

Relazioni speciali

Le relazioni speciali presentano le risultanze di controlli di gestione selezionati su specifici settori di spesa o di intervento o su temi relativi al bilancio e alla gestione che riguardano un arco temporale di diversi anni.

Relazioni annuali

Le relazioni annuali contengono i risultati degli audit finanziari e di conformità concernenti il bilancio dell’Unione europea e del Fondo europeo di sviluppo (FES). Includono le dichiarazioni di affidabilità annuali e riguardano aspetti relativi alla performance e alla gestione di bilancio. La Corte pubblica anche relazioni annuali concernenti le 41 agenzie, gli organismi decentrati e le imprese comuni dell’UE.

Pareri

I pareri vengono formulati su richiesta di altre istituzioni dell’UE. Illustrano la posizione della Corte in merito a progetti di legge in discussione che inciderebbero in misura rilevante sulla gestione finanziaria dell’UE.

Analisi

Le analisi si basano sulle conoscenze e sull’esperienza accumulate dalla Corte. Riguardano diversi argomenti attinenti alle politiche e alla gestione dell’UE e hanno diversi obiettivi. Possono fornire descrizioni del contesto e disamine, spesso da una prospettiva trasversale, basate sugli audit pubblicati dalla Corte. Permettono inoltre di presentare analisi di settori o di questioni non ancora sottoposti ad audit, nonché per accertare i fatti in merito ad argomenti o a problemi specifici.

Fino a settembre 2019, le pubblicazioni della Corte contenenti analisi avevano diverse denominazioni, quali analisi panoramiche, documenti di riflessione e analisi rapide di casi. Ora sono state tutte ridenominate “analisi”, ma sono ancora consultabili cercando i titoli originali.

Rassegne preliminari all’audit

Le rassegne preliminari all'audit (precedentemente note come “documenti esplicativi”) espongono informazioni ricavate dal lavoro preparatorio svolto prima dell’inizio di un compito di audit in corso e sono intese come fonte di informazione per tutti coloro che sono interessati alla politica o al programma oggetto dell’audit.

Gli audit della Corte

Come si svolge il lavoro di audit vero e proprio?

Il processo di audit prevede le seguenti tappe principali:

• programmazione: in base ad analisi dei rischi e delle politiche, si determinano le priorità di audit pluriennali e annuali e si selezionano i compiti di audit di conseguenza.

• pianificazione dell’audit: si stabiliscono tappe di audit dettagliate per fare in modo che il processo sia efficiente ed efficace, si definiscono l’estensione e l’approccio specifici dell’audit e si pianificano le risorse e i target intermedi.

• lavoro di audit sul campo: si ottengono elementi probatori di audit in loco direttamente presso istituzioni, agenzie e organismi decentrati dell’UE, amministrazioni nazionali e regionali negli Stati membri e altri destinatari dei fondi UE. Gli audit vengono svolti usando varie modalità, quali esami di documenti e relazioni, tecniche di interrogatorio dirette come le interviste, il ricorso a gruppi di esperti, sondaggi nonché procedure analitiche, quali le analisi a criteri combinati e il raffronto con determinati parametri (benchmarking). Gli enti controllati devono trasmettere tutti i documenti o le informazioni che gli auditor ritengano necessari ai fini dell’audit.

• verifica delle constatazioni preliminari con l’entità controllata: si verificano i fatti con l’entità sottoposta ad audit e si conferma la validità delle constatazioni. I fatti e le constatazioni vengono verificati in diverse fasi, tra cui, ove possibile, con gli enti controllati negli Stati membri, nei paesi terzi o con le organizzazioni internazionali.

• presentazione delle risultanze: viene redatta una relazione che espone le constatazioni di audit e le raccomandazioni, insieme alla risposta dell’ente o degli enti controllati. Tutte le relazioni della Corte sono messe a disposizione del pubblico.

• lavoro di follow-up: a tre anni, di norma, dalla conclusione dell’audit, si valuta in che misura le raccomandazioni siano state attuate dall’ente o dagli enti controllati.

Quanto tempo richiedono gli audit della Corte?

La tempistica concordata con il Parlamento europeo prevede di terminare gli audit selezionati in tredici mesi, dall’adozione della pianificazione dettagliata fino a quella della relazione. Considerando tutte le tappe delineate nei paragrafi precedenti, la Corte ritiene tale tempistica molto efficiente in termini di tempo, soprattutto dato che le relazioni devono anche essere pubblicate in tutte le 23 lingue dell’UE.

Cosa di intende per “controllo di gestione”  

I controlli di gestione sono intesi ad accertare l’efficacia, l’efficienza e l’economicità delle politiche e dei programmi dell’UE e se i princìpi della sana gestione finanziaria siano stati applicati alle entrate e alle spese dell’UE. Tali controlli prendono in esame una vasta gamma di tematiche, ma si concentrano soprattutto sull’uso sostenibile delle risorse naturali, la crescita e l’inclusione, la migrazione, la sicurezza e lo sviluppo globale, il mercato unico e su un’UE efficiente che renda conto del proprio operato e fornisca un valore aggiunto europeo.

Come vengono selezionati dalla Corte i compiti di audit?

La Corte seleziona i compiti di audit in maniera indipendente, tramite un processo annuale di selezione e di fissazione delle priorità rigoroso, basato su una valutazione dei rischi che copre tutta la gamma di politiche dell’UE e l’intero bilancio dell’Unione. La Corte prende anche in considerazione il contributo dei portatori di interesse istituzionali, come il Parlamento europeo.

Inoltre, adotta strategie pluriennali per attuare priorità a lungo termine sia riguardo a campi e metodi di audit che all’organizzazione interna della Corte.

Che competenze ha la Corte per espletare audit specializzati? Si avvale di esperti esterni?

Il personale della Corte incaricato dell’audit possiede qualifiche ed esperienze professionali molto varie, acquisite sia nel settore pubblico che in quello privato, che spaziano dalla pratica contabile alla gestione finanziaria, all’audit interno ed esterno, al diritto e all’economia. Ove siano necessarie competenze aggiuntive in un particolare settore di intervento, ad esempio la vigilanza bancaria, la Corte assume personale specializzato.

Inoltre, la Corte ricorre a esperti interni, con i quali discute la pianificazione di audit e l’analisi dei rischi; tali esperti possono anche contribuire alla concezione e allo svolgimento di audit e di esami selezionati.

Negli Stati membri, alcuni audit vengono svolti in collegamento con le Istituzioni superiori di controllo (ISC) nazionali, i cui auditor possono unirsi alle équipe della Corte.

Perché vengono svolti audit diversi anni dopo l’attuazione di una politica o di un programma?

La Corte ritiene importante che le politiche dell’UE raggiungano gli obiettivi prefissati e che i programmi di spesa impieghino le risorse in modo ottimale. È quindi necessario concedere tempo affinché progetti e programmi vengano attuati e diano i primi risultati. A volte, a seconda della politica e del programma, ciò può richiedere diversi anni. Per questa ragione, la maggior parte degli audit e delle analisi della Corte viene espletata ex post, altrimenti non sarebbe possibile fare valutazioni basate su elementi probatori.

Come fa la Corte ad assicurare indipendenza e oggettività nei propri audit?

Gli audit vengono espletati conformemente al codice per il controllo di qualità stabilito dall’INTOSAI, l’organizzazione internazionale delle istituzioni superiori di controllo. Gli auditor della Corte rispettano il codice di condotta professionale dell’INTOSAI. Gli auditor, fra l’altro, non devono trovarsi in circostanze, o essere sottoposti a influenze, che potrebbero compromettere il loro giudizio professionale, o essere considerate pregiudizievoli a tale riguardo, e devono agire in modo imparziale e obiettivo.

Analogamente, il trattato prevede che i Membri della Corte siano completamente indipendenti nell’assolvimento dei propri compiti. Ciò significa che non devono chiedere o prendere istruzioni da fonti esterne, devono astenersi da azioni incompatibili con i propri doveri e non devono avere altre attività professionali, retribuite o meno. Qualora non rispettino tali condizioni, la Corte di Giustizia può rimuoverli dall’incarico.

Cosa succede alle raccomandazioni della Corte una volta pubblicata una relazione?

I risultati del lavoro della Corte possono essere utilizzati dalla Commissione europea, dal Parlamento, dal Consiglio, dai parlamenti nazionali e dalle autorità negli Stati membri al fine di migliorare il modo in cui le politiche e i programmi dell’UE sono attuati sul campo, tramite, ad esempio, modifiche alla normativa o ai regolamenti, migliori orientamenti o un nuovo approccio alla realizzazione di politiche o programmi. Nel tempo, circa il 90 % delle raccomandazioni della Corte è accettato integralmente o in parte, mentre viene rifiutato meno del 5 %.

Le raccomandazioni vengono monitorate?

Sì. Di solito, dopo tre anni, la Corte verifica in che misura le raccomandazioni sono state attuate.

La Corte può imporre l’attuazione delle raccomandazioni?

Il ruolo della Corte consiste nel dare consigli attraverso raccomandazioni, piuttosto che nell’imporne l’attuazione.

Se dagli audit emerge che il denaro è stato indebitamente speso e deve essere recuperato, la Commissione ha i mezzi per imporne il recupero, anche in caso di programmi di spesa dell’UE attuati dalle autorità degli Stati membri.

Nei casi di frode presunta, la Corte deferisce la questione all’OLAF, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, che dispone di esperti propri. Si tratta di competenze diverse da quelle richieste dall’audit e la Corte ritiene che tale separazione ne permetta il miglior utilizzo possibile. L’OLAF svolge indagini sui casi segnalati e, in base al risultato, li deferisce alle procure nazionali.

Successivamente, la Corte verifica quali azioni correttive siano state intraprese dalla Commissione e dall’OLAF o se questi casi, a seconda del risultato delle indagini dei procuratori nazionali, abbiano condotto a sanzioni giudiziarie.

I Membri della Corte e la collaborazione con altre istanze

Come vengono nominati i Membri della Corte dei conti europea?

I Membri della Corte dei conti europea, dopo essere stati designati dai rispettivi governi degli Stati membri, sono nominati dal Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo. I Membri sono nominati per un periodo di sei anni, rinnovabile. Esercitano le loro funzioni in piena indipendenza e nell’interesse generale dell’Unione europea.

I Membri lavorano direttamente agli audit?

Sì. Oltre a fare parte del collegio, i Membri sono assegnati ad una delle cinque Sezioni della Corte, ciascuna specializzata in un settore di intervento diverso. Tali Sezioni adottano la maggior parte delle relazioni di audit e dei pareri.

Ciascun Membro è inoltre responsabile di compiti specifici, principalmente in materia di audit. Il lavoro di audit che porta alla stesura di una relazione è svolto dagli auditor della Sezione. Il Membro presenta la relazione alla Sezione e/o all’intero collegio della Corte e, successivamente all’adozione, al Parlamento europeo, e alle altre parti istituzionali interessate, nonché ai media.

In che modo la Corte collabora con il Parlamento europeo, con il Consiglio e con i parlamenti nazionali?

Il fatto che la Corte decida e svolga il proprio lavoro in piena indipendenza non significa che lavori in isolamento, né preclude la possibilità di contattare i partner istituzionali per sapere di quali informazioni abbiamo bisogno. La Corte ha sviluppato uno stretto rapporto con il Parlamento europeo per ottenere quanto prima, nel processo di pianificazione, proposte di audit. La Corte ascolta anche il Consiglio – la voce degli Stati membri – e i parlamenti negli Stati membri stessi. Negli ultimi anni ha ricevuto un considerevole numero di proposte, rivelatesi molto utili, cui ha dato seguito.

Naturalmente, la Corte mantiene anche un dialogo costante con la Commissione europea, l’istituzione che più di tutte è responsabile per l’attuazione delle raccomandazioni della Corte.

In che modo la Corte coopera con le Istituzioni superiori di controllo negli Stati membri?

La Corte ha un rapporto di lavoro molto stretto con le Istituzioni superiori di controllo (ISC) negli Stati membri, sia all’interno del Comitato di contatto dell’UE che attraverso contatti bilaterali.

Gli auditor delle ISC dell’UE possono accompagnare gli auditor della Corte durante il lavoro di audit sul campo nei rispettivi Stati membri.

La Corte scambia informazioni ed esperienze grazie all’appartenenza a EUROSAI e ad INTOSAI, le organizzazioni europea e internazionale delle istituzioni superiori di controllo.

La Corte tiene conto del lavoro di altri nell’espletare un lavoro di audit?

Sì. I controlli interni presso la Commissione europea e gli Stati membri sono stati considerevolmente rafforzati negli ultimi anni, per cui gli auditor della Corte possono fare maggiore affidamento su detti controlli al momento di valutare la regolarità della spesa. Attualmente la Corte sta sperimentando un approccio di attestazione pilota per la dichiarazione annuale di affidabilità nel settore della politica di coesione.

Tale approccio aiuta a promuovere il rispetto dell’obbligo di rendiconto e a migliorare ulteriormente la gestione delle finanze dell’UE. La Corte intende estendere tale approccio a tutti i settori del bilancio dell’UE dove siano presenti le condizioni necessarie e dove esso risulti efficace sotto il profilo dei costi.

La relazione annuale della Corte

Qual è il ruolo della Corte dei conti europea in relazione al bilancio dell’UE?

Ogni anno, la Corte verifica i conti dell’UE e formula un giudizio su due aspetti, valutando cioè se i conti siano esatti e affidabili e in quale misura vi siano elementi che comprovano l’acquisizione o l’erogazione di fondi conformemente alle norme dell’EU e nazionali applicabili.

Su questa base rilascia la dichiarazione di affidabilità, che ha l’obbligo di presentare al Parlamento europeo e al Consiglio a norma dell’articolo 287 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE).

È vero che la Corte dei conti europea non ha mai certificato i conti dell’UE?

No. La Corte ha certificato che i conti sono affidabili (ha quindi espresso un “giudizio positivo”) per ogni esercizio finanziario a partire dal 2007. Ciò significa che la Corte ha concluso che i conti presentavano fedelmente, sotto tutti gli aspetti rilevanti, la situazione finanziaria dell’UE e i risultati dell’esercizio.

Oltre ad un giudizio sui conti, la Corte è tenuta a esprimere un giudizio, basato sul lavoro di audit svolto, sulla conformità dei pagamenti eseguiti alla normativa applicabile.

Uno degli elementi su cui formula il proprio giudizio è la stima del livello di errore nella popolazione controllata. I pagamenti si considerano errati se il denaro non avrebbe dovuto essere posto a carico del bilancio UE perché non utilizzato in conformità alla normativa UE e/o nazionale.

Negli ultimi anni vi è stato un miglioramento nel livello di errore stimato per quanto concerne i pagamenti: 2014: 4,4 %; 2015: 3,8 %; 2016: 3,1 %; 2017: 2,4 %; 2018: 2,6 %. Dal 2016, inoltre, una parte significativa della spesa controllata non è stata inficiata da un livello di errore rilevante. Su questa base, la Corte ha espresso, da allora, un “giudizio con rilievi”.

Che cos’è un giudizio positivo/con rilievi/negativo?

Un giudizio “positivo” indica che i conti in questione presentano un’immagine fedele e veritiera e che rispettano le norme dell’informativa finanziaria.

Un giudizio “con rilievi” esprime l’impossibilità per la Corte di formulare un giudizio positivo, ma i problemi individuati non sono pervasivi, ossia non sono presenti nell’intera popolazione.

Un giudizio “negativo” indica la presenza diffusa di problemi.

Che cosa si intende per “livello di errore rilevante”?

Nella terminologia di audit, un livello di errore è considerato rilevante se può influire sulla decisione dei destinatari dei rendiconti finanziari e della relazione di audit. Tanto la Corte quanto la Commissione europea utilizzano una soglia del 2 % per determinare la rilevanza.

Ad esempio, se il livello di errore era stimato al 2 %, significa che circa 3 miliardi di euro dell’UE sono stati sprecati?

No. Questo approccio può essere fuorviante perché c’è un’importante differenza fra “errore” e “spreco”. Tramite le verifiche da essa espletate, la Corte controlla se i fondi dell’UE siano stati spesi per le finalità previste, se i costi imputati siano stati calcolati correttamente e se le condizioni di ammissibilità siano state soddisfatte. Il tasso di errore stimato si riferisce proprio a questo.

Alcuni errori riguardano il rimborso di spese che non rispettavano le condizioni di ammissibilità: ad esempio, dichiarazioni di superfici non corrette da parte di alcuni agricoltori, sostegno alla ricerca concesso a un’impresa classificata come “piccola o media”, nonostante fosse interamente di proprietà di un’impresa di grandi dimensioni. In questi casi, i fondi dell’UE potrebbero comunque aver avuto un impatto positivo e apportato dei benefici, anche se non sono state pienamente rispettate le condizioni relative al loro uso.

D’altro canto, però, alcune spese legittime e regolari potrebbero comunque costituire uno spreco, come nel caso di un’infrastruttura portuale costruita senza tener sufficientemente conto dei futuri livelli di traffico merci.

Gli errori riscontrati dalla Corte rappresentano casi di frode?

Nella grande maggioranza dei casi, no. La frode è un deliberato atto d’inganno volto a ottenere un vantaggio. Sebbene i casi di frode possano essere difficili da individuare nel corso delle normali procedure di audit, ogni anno la Corte rileva parecchi casi di presunta frode durante le verifiche di audit.

Nel 2018, su circa 728 operazioni controllate, ha riscontrato 9 casi di presunta frode (13 nel 2017). Tutti i casi di presunta frode vengono segnalati all’OLAF, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode.

Perché il numero di casi di sospetta frode individuati dalla Corte nella relazione annuale è così basso?

Cercare i casi di frode non rientra nel compito della Corte in qualità di revisore esterno dell’UE. In caso di sospetta frode, la Corte informa l’OLAF, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode. L’OLAF svolge indagini sui casi segnalati e, in base al risultato, li deferisce alle procure nazionali.

Successivamente, la Corte verifica quali azioni correttive siano state intraprese dalla Commissione e dall’OLAF o se questi casi, a seconda del risultato delle indagini dei procuratori nazionali, abbiano condotto a sanzioni giudiziarie.

Perché la Corte non espleta audit su tutti gli Stati membri per la relazione annuale?

L’audit della Corte riguarda il bilancio dell’UE ed il modo in cui quest’ultimo viene gestito dalla Commissione europea e non è inteso raccogliere informazioni sui singoli Stati membri. Sulla base dell’audit ai fini della dichiarazione di affidabilità, la Corte esprime quindi un giudizio di audit sulla regolarità dell’insieme delle entrate e delle spese dell’UE. Ciò spiega perché, almeno in alcuni settori di bilancio, non tutti gli Stati membri sono inclusi ogni anno nel campione di audit.

Allo stesso tempo, attraverso le valutazioni specifiche, la Corte fornisce con cadenza annuale informazioni più dettagliate per i principali settori di spesa.